il blog nasce da un evoluzione naturale della pagina ufficiale "suoni pesanti" con l'intento di approfondire i vari gereri in campo metal con recensioni, biografie, discografie e news.
Partiti come band ‘black-oriented’ in stile nordeuropeo (Darkthrone, Immortal, Dark Funeral, ...) col demo “Spirits Of The North” (2003), hanno aggiunto poi, sul primo citato full-length, venature folk/pagan metal e inserti eroico/battaglieri (Finntroll, Korpiklaani, Ensiferum, ...), senza mai disdegnare riff di matrice thrash. “De Ferro Italico” rappresenta un’ulteriore evoluzione, allontanandosi progressivamente dal black nordico delle origini per puntare deciso all’esplorazione di territori folk dal sapore mediterraneo a loro più confacenti per provenienza – genere da loro stessi definito ‘italic hordish metal’. Non per niente il combo teatino s’è avvalso del contributo di vari musicisti idealmente (e culturalmente) affini. In prima linea (ma non sono le uniche apparizioni) troviamo Maurizio e Lore dei lombardi Folkstone a imbracciare flauto e cornamusa e in più tra i solchi del CD fanno la loro dignitosa comparsa anche strumenti tradizionali come lo scacciapensieri e l’organetto abruzzese. Particolarmente significative in questo senso sono “Ver Sacrum” e “Suovetaurilia”. La prima col suo incedere folk danzereccio è aperta dal grugnito del cinghiale che, durante il rituale della primavera sacra, guida attraverso impervie vie montane, foreste e cunicoli i primogeniti sacrificati alle divinità – che invece di essere uccisi erano costretti all’esilio in età adolescenziale – alla ricerca di un nuovo insediamento dove stabilire la propria dimora. Mentre la seconda, più lunga e articolata, descrive l’usuale consacrazione di un montone, di un maiale e di un toro al dio Marte per ottenerne il favore nella battaglia che incombe. Ogni singola canzone, ad ogni modo, meriterebbe un approfondimento riguardo alle liriche. Mentre, dal punto di vista strettamente musicale, è doveroso segnalare “The Vitulean Empire” (unico brano in inglese), posta in apertura dopo l’introduttiva “Dove L’Italia Nacque”, aggredisce l’ascoltatore con sferzate black/thrash e passaggi che riportano alla mente i Cradle Of Filth (e non solo in quest’occasione). Vuoi per le raffiche di Jonny alla batteria simili a quelle ormai note di Nicholas Barker, vuoi per il cantato di Svafnir che alterna scream al vetriolo a parti recitate con voce quasi baritonale e per gli inserti di urla e gemiti femminili. A differenza del combo inglese però non vi troverete tra fosche lande o antri bui popolati da vampiri e creature della notte, ma nel bel mezzo degli scontri, fra rumori di spade, urla di battaglia e cavalli imbizzarriti. “Ballata D’Autunno”, poi, offre un attimo di respiro prima della gelida e martellante “Inverno”, che ci riporta a sonorità più similari alle loro passate produzioni e si fa apprezzare per l’intensa parte centrale: prima acustica con il basso di Stolas a conferire rotondità allo stacco, poi riffeggiato con potenza ed epicità. Non è da meno anche la debordante e bellicosa “Roma Ferro Ignique”, così come la title-track “De Ferro Italico”: una dilatata suite con molteplici sfaccettature atte a fare da colonna sonora al mutare degli eventi, fino all’inevitabile epilogo della vicenda.
“De Ferro Italico” è un altro colpo messo a segno per i ‘lupi’ abruzzesi, dopo il valido debutto “Nocturnal Pagan Supremacy”. Difficile riuscire a credere che nessuna etichetta si sia ancora accorta di loro o che non abbia intenzione d’investirci. Considerate le loro elevate capacità tecnico/compositive, comunque, ciò potrebbe avvenire presto. Il consiglio per tutti è quello di concedere ai Draugr almeno un ascolto tramite i canali ufficiali se questo genere di sonorità non è il vostro pane quotidiano, altrimenti... acquisto consigliato! 1. Dove L’Italia Nacque 2:10 2. The Vitulean Empire 5:17 3. L’Augure E Il Lupo 5:54 4. Suovetaurilia 9:25 5. Ver Sacrum 4:37 6. Legio Linteata 6:03 7. Ballata D’Autunno 1:42 8. Inverno 7:33 9. Roma Ferro Ignique 6:27 10. De Ferro Italico 10:34
Partiti come band ‘black-oriented’ in stile nordeuropeo (Darkthrone, Immortal, Dark Funeral, ...) col demo “Spirits Of The North” (2003), hanno aggiunto poi, sul primo citato full-length, venature folk/pagan metal e inserti eroico/battaglieri (Finntroll, Korpiklaani, Ensiferum, ...), senza mai disdegnare riff di matrice thrash. “De Ferro Italico” rappresenta un’ulteriore evoluzione, allontanandosi progressivamente dal black nordico delle origini per puntare deciso all’esplorazione di territori folk dal sapore mediterraneo a loro più confacenti per provenienza – genere da loro stessi definito ‘italic hordish metal’. Non per niente il combo teatino s’è avvalso del contributo di vari musicisti idealmente (e culturalmente) affini. In prima linea (ma non sono le uniche apparizioni) troviamo Maurizio e Lore dei lombardi Folkstone a imbracciare flauto e cornamusa e in più tra i solchi del CD fanno la loro dignitosa comparsa anche strumenti tradizionali come lo scacciapensieri e l’organetto abruzzese.
RispondiEliminaParticolarmente significative in questo senso sono “Ver Sacrum” e “Suovetaurilia”. La prima col suo incedere folk danzereccio è aperta dal grugnito del cinghiale che, durante il rituale della primavera sacra, guida attraverso impervie vie montane, foreste e cunicoli i primogeniti sacrificati alle divinità – che invece di essere uccisi erano costretti all’esilio in età adolescenziale – alla ricerca di un nuovo insediamento dove stabilire la propria dimora. Mentre la seconda, più lunga e articolata, descrive l’usuale consacrazione di un montone, di un maiale e di un toro al dio Marte per ottenerne il favore nella battaglia che incombe. Ogni singola canzone, ad ogni modo, meriterebbe un approfondimento riguardo alle liriche. Mentre, dal punto di vista strettamente musicale, è doveroso segnalare “The Vitulean Empire” (unico brano in inglese), posta in apertura dopo l’introduttiva “Dove L’Italia Nacque”, aggredisce l’ascoltatore con sferzate black/thrash e passaggi che riportano alla mente i Cradle Of Filth (e non solo in quest’occasione). Vuoi per le raffiche di Jonny alla batteria simili a quelle ormai note di Nicholas Barker, vuoi per il cantato di Svafnir che alterna scream al vetriolo a parti recitate con voce quasi baritonale e per gli inserti di urla e gemiti femminili. A differenza del combo inglese però non vi troverete tra fosche lande o antri bui popolati da vampiri e creature della notte, ma nel bel mezzo degli scontri, fra rumori di spade, urla di battaglia e cavalli imbizzarriti. “Ballata D’Autunno”, poi, offre un attimo di respiro prima della gelida e martellante “Inverno”, che ci riporta a sonorità più similari alle loro passate produzioni e si fa apprezzare per l’intensa parte centrale: prima acustica con il basso di Stolas a conferire rotondità allo stacco, poi riffeggiato con potenza ed epicità. Non è da meno anche la debordante e bellicosa “Roma Ferro Ignique”, così come la title-track “De Ferro Italico”: una dilatata suite con molteplici sfaccettature atte a fare da colonna sonora al mutare degli eventi, fino all’inevitabile epilogo della vicenda.
“De Ferro Italico” è un altro colpo messo a segno per i ‘lupi’ abruzzesi, dopo il valido debutto “Nocturnal Pagan Supremacy”. Difficile riuscire a credere che nessuna etichetta si sia ancora accorta di loro o che non abbia intenzione d’investirci. Considerate le loro elevate capacità tecnico/compositive, comunque, ciò potrebbe avvenire presto. Il consiglio per tutti è quello di concedere ai Draugr almeno un ascolto tramite i canali ufficiali se questo genere di sonorità non è il vostro pane quotidiano, altrimenti... acquisto consigliato!
1. Dove L’Italia Nacque 2:10
2. The Vitulean Empire 5:17
3. L’Augure E Il Lupo 5:54
4. Suovetaurilia 9:25
5. Ver Sacrum 4:37
6. Legio Linteata 6:03
7. Ballata D’Autunno 1:42
8. Inverno 7:33
9. Roma Ferro Ignique 6:27
10. De Ferro Italico 10:34