giovedì 5 gennaio 2012

Decapitated / “Carnival is Forever”

Carnival is Forever segna la rinascita e la ripartenza di quella che fu (ed è) una delle più grandi Death Metal band degli ultimi anni, tanto valida quanto sfortunata nelle tristi vicende che l’hanno colpita in quell’Ottobre 2007 che portò via il giovane Vitek, talentuoso batterista della band, e ferì gravemente il cantante Covan, attualmente ancora non completamente ripreso, lasciando (dopo la successiva dipartita del bassista Martin) il chitarrista Vogg ( fratello di Vitek) solitario nella decisione delle sorti della band. Anni sono passati, anni di silenzio e di lenta ripresa alla vita musicale per Vogg, prima turnista per i conterranei Vader, poi deciso nella ripartenza della sua band, da solo ed alla ricerca dei nuovi membri. Chiaramente, il nome Decapitated non ha mancato di attirare l’attenzione di molti candidati, accorsi in massa per riuscire ad accaparrarsi l’occasione della vita, e pure nella Nuclear Blast, vorace nel voler essere testimone e fautrice dell’atteso ritorno dei polacchi. 

Il 2009 quindi segna l’entrata ufficiale nei Decapitated di Khrim alla batteria (giovanissimo talento austriaco), Rafal Piotrowski alla voce e Heinrich (ormai già ex) al basso. Vogg impiega due anni per darci Carnival is Forever, un album che fin dalla sua copertina crea curiosità, atipica, per molti una delusione, per alcuni un’accattivante (possibile) cambiamento o comunque un nuovo passo avanti rispetto al grande Organic Hallucinosis, lavoro che generò una luce intensa nella discografia della band. Questo successore, si può senz’altro dirlo, riprende proprio da lì, da dove i nostri furono fermati, cercando di spostare l’asticella un poco oltre, includendo qualche nuovo elemento e cercando un riff ancora più complesso, nervoso, dove il sound sembra più che mai, questa volta, una versione Death Metal dei grandi Meshuggah
Prevedibilmente, la tecnica è una cosa che non manca in quest’album, ma fortunatamente neanche il tiro. Purtroppo però, Carnival is Forever è un lavoro che si divide tra luci ed ombre: il buon contesto generale, infatti, a volte è troppo freddo e non riesce a comunicare niente dalla scarica possente dei riff stoppati di Vogg, tanto belli quanto meccanicamente freddi (nel bene e nel male). Anche il nuovo cantante non contribuisce particolarmente a smuovere l’animo di chi ascolta, fornendo una prova discreta ma non eccezionale. Il giovane Khrim, invece, sempre parecchio a suo agio dietro le pelli, dinamico e martellatore, e seppur Vitek resterà sempre nel cuore di ogni fan dei polacchi, il buon Khrim si difende alla stragrande: pezzi geniali come si sentivano in una Day 69 a caso ancora non ce ne sono, ma il potenziale del nuovo batterista è alto. 

Se brani come Homo Sum (dal riff assolutamente devastante) o A View from a Hole sono effettivamente pezzi che distruggono i sensi, e vi sono alcune nuove introduzioni atmosferiche davvero intelligenti e raffinate, allora cosa non rende Carnival is Forever un degno successore degli altri dischi? Sostanzialmente nulla, se non la mancanza della pura e semplice qualità che vi era nei predecessori, forse ancora da ricreare data la nuova formazione o forse un po’ seppellita dal cambiamento qui portato, una formula magari non ancora perfettamente messa a punto dal buon Vogg. Brani come la title track, The Knife o 404, per quanto belli, non riescono a smuovere seppur siano dannatamente ritmici e da headbang sfrenato, lasciandoci così soddisfatti ma a metà, e dai Decapitated ci si aspettava comunque qualcosa in più. 

Un discreto re-inizio con l’augurio sincero che possa avere la stessa fortuna a suo tempo, purtroppo, ingiustamente interrotta. Ancora non siamo al 100%, ma le capacità, si sa, ci sono.

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