il blog nasce da un evoluzione naturale della pagina ufficiale "suoni pesanti" con l'intento di approfondire i vari gereri in campo metal con recensioni, biografie, discografie e news.
Nel 2006 i Sectioned muovono i loro primi passi per mano di un ragazzotto di nome Zoltan Valter; dopo un demo pubblicato l'anno successivo, sotto l'egida all'intraprendente etichetta Paragon Recors giunge nei negozi Purulent Reality. Sette canzoni per una durata che si aggira intorno ai trequarti d'ora che gli amanti di band come Grave, primi Entombed, Dismember, Obituary e Bolt Thrower non potranno far meno di apprezzare dalla prima all'ultima nota. Il putrescente e potente growl di Peter "The M" fa capolino in mezzo ad una manciata di riff grezzi e marci fino al midollo. Parallelamente il semplice drumming di Pete Christopher è preciso ed essenziale, mentre l'ottimo basso non si limita ad eseguire il classico lavoro di ordinaria amministrazione. Notevoli inoltre sono i solos di Zoltan, tutti molto belli ed in evidenza in ogni canzone, melodici, ed espressivi. Infatti in mezzo a tanto marciume è giusto sottolineare la bravura della band nel fondere potenti e mai pacchiane melodie ad un sound tanto malefico quanto oscuro e ammaliante.
Mai come in questo caso trovo pressappoco superflua un'analisi track by track, in quanto tutti gli episodi risultano piacevoli ed omogenei, assestandosi su buoni livelli. Degna di menzione particolare la opener A Lonely Grasp Of Winter, che con i suoi sette minuti di durata racchiude in se tutta l'essenza dell'album, così come la conclusiva title-track, ottimo esempio di come il death metal possa fondersi al Doom con un risultato a dir poco lodevole. Nemmeno a dirlo, la produzione segue le coordinate di quanto detto fino ad ora, ovvero descritta da un suono abbastanza sporco e retrò, ottimale se riferito al contesto, perché bilanciato e atto a valorizzare l'operato di ogni singolo strumento. Il tutto accompagnato da un artwork old fashion vintage, a preludio di ciò che i nostri padiglioni auricolari dovranno sorbire una volta premuto il tasto play dello stereo.
Per concludere, se siete alla ricerca di un prodotto ricercato, ultra veloce, fatto di tempi intricati e mera tecnica, oppure ancora qualche strana contaminazione con altri generi in voga da qualche anno a questa parte, state alla larga da Purulent Reality. Di contro, se comparite nostalgici ed avete amato, e naturalmente adorate tuttora il metallo della morte di stampo classico, i Sectioned fanno assolutamente al vostro caso, i quali sapranno regalarvi parecchie e inaspettate soddisfazioni. Non sarà un capolavoro, ma un sano, onesto e piacevole album di death old school, come da molto, forse troppo, non sentivamo.
Sectioned - Purulent Reality
1. A Lonely Grasp Of Winter 2. My Love Of Decay 3. Loneliest Man 4. Behind My Eyes 5. Mirrors 6. Villane Of The Sun 7. Purulent Reality (Outro)
Nel 2006 i Sectioned muovono i loro primi passi per mano di un ragazzotto di nome Zoltan Valter; dopo un demo pubblicato l'anno successivo, sotto l'egida all'intraprendente etichetta Paragon Recors giunge nei negozi Purulent Reality.
RispondiEliminaSette canzoni per una durata che si aggira intorno ai trequarti d'ora che gli amanti di band come Grave, primi Entombed, Dismember, Obituary e Bolt Thrower non potranno far meno di apprezzare dalla prima all'ultima nota. Il putrescente e potente growl di Peter "The M" fa capolino in mezzo ad una manciata di riff grezzi e marci fino al midollo. Parallelamente il semplice drumming di Pete Christopher è preciso ed essenziale, mentre l'ottimo basso non si limita ad eseguire il classico lavoro di ordinaria amministrazione. Notevoli inoltre sono i solos di Zoltan, tutti molto belli ed in evidenza in ogni canzone, melodici, ed espressivi. Infatti in mezzo a tanto marciume è giusto sottolineare la bravura della band nel fondere potenti e mai pacchiane melodie ad un sound tanto malefico quanto oscuro e ammaliante.
Mai come in questo caso trovo pressappoco superflua un'analisi track by track, in quanto tutti gli episodi risultano piacevoli ed omogenei, assestandosi su buoni livelli. Degna di menzione particolare la opener A Lonely Grasp Of Winter, che con i suoi sette minuti di durata racchiude in se tutta l'essenza dell'album, così come la conclusiva title-track, ottimo esempio di come il death metal possa fondersi al Doom con un risultato a dir poco lodevole. Nemmeno a dirlo, la produzione segue le coordinate di quanto detto fino ad ora, ovvero descritta da un suono abbastanza sporco e retrò, ottimale se riferito al contesto, perché bilanciato e atto a valorizzare l'operato di ogni singolo strumento. Il tutto accompagnato da un artwork old fashion vintage, a preludio di ciò che i nostri padiglioni auricolari dovranno sorbire una volta premuto il tasto play dello stereo.
Per concludere, se siete alla ricerca di un prodotto ricercato, ultra veloce, fatto di tempi intricati e mera tecnica, oppure ancora qualche strana contaminazione con altri generi in voga da qualche anno a questa parte, state alla larga da Purulent Reality. Di contro, se comparite nostalgici ed avete amato, e naturalmente adorate tuttora il metallo della morte di stampo classico, i Sectioned fanno assolutamente al vostro caso, i quali sapranno regalarvi parecchie e inaspettate soddisfazioni. Non sarà un capolavoro, ma un sano, onesto e piacevole album di death old school, come da molto, forse troppo, non sentivamo.
Sectioned - Purulent Reality
1. A Lonely Grasp Of Winter
2. My Love Of Decay
3. Loneliest Man
4. Behind My Eyes
5. Mirrors
6. Villane Of The Sun
7. Purulent Reality (Outro)